Bio-on…a volte ritornano

Rifiuti elettroniciIl primo articolo apparso su questo blog, il 31 dicembre 2012, fu dedicato alla società Bio-On e a uno dei suoi prodotti, Minerv. Ebbene, è ora di tornarne a parlare perché la società emiliana ne ha fatta un’altra. Non si tratta di una marachella, ma dell’annuncio che la bioplastica da lei inventata possa essere utilizzata  come substrato per circuiti elettrici ed elettronici o, combinato con opportune nanocariche, diventare un conduttore di elettricità con prospettive straordinarie e ancor oggi inesplorate. Il biopolimero della Bio-on è completamente biodegradabile e, quindi, si possono immaginare scenari di mercato dove l’impatto ambientale di elettronica di consumo e informatica siano decisamente ridotti.

«In questo modo è possibile costruire dispositivi elettronici con un ridotto impatto ambientale – ha spiegato a Maker Faire Roma, Marco Astorri, Ceo e co-fondatore di bio-on – ma l’uso di bioplastica non si limiterà a smartphone e tablet: possiamo estenderlo a settori tecnologici avanzatissimi grazie alle molteplici funzionalità della nostra bioplastica, elevate prestazioni tecniche ed eccellente biocompatibilità. Questo – ha continuato Astorri – ci permetterà di sviluppare in futuro anche sensori ed apparecchiature elettromedicali per health care».

A volte ritornano. Era il titolo di un film dell’orrore, tratto dall’omonimo racconto di Stephen King, caratterizzato da risvolti cupi e funerei.

Questa volta, invece, pare proprio che il “ritorno” di Bio-on, con i suoi annunci e le sue scoperte, abbia un impatto ben positivo per il nostro genere. Ben tornati!

Questo è il link per leggere la notizia di Bio-On.

Un modo semplice per parlare di packaging sostenibile

Il video inserito in questo post, mostra, anche in modo divertente, un esempio di packaging sostenibile. Non si descrivono nuovi materiali o metodi di produzione, ma di come le dimensioni della confezione, questa semplice caratteristica, abbia la sua importanza sull’impatto ambientale.

A volte è sufficiente soffermarsi a pensare alle cose più semplici anche per affrontare i temi più complessi.

Gli imballaggi alimentari in plastica sono pericolosi per la salute?

Questa volta, anziché parlare dell’impatto del packaging sull’ambiente, parleremo del suo impatto, reale o potenziale, sugli esseri umani e su quali siano le possibili minacce derivanti dall’uso di alcune sostanze chimiche nella produzione degli imballaggi alimentari di plastica.

Domenica 26 maggio, sul quotidiano britannico The Guardian è apparso un articolo redatto da Luisa Dillner, dedicato all’impatto degli ftalati, composti chimici utilizzati, fra le tante applicazioni, nella produzione di imballaggi alimentari.

Sebbene fossero noti sin dagli anni venti, hanno avuto un deciso aumento di popolarità negli anni cinquanta, con l’immissione sul mercato del PVC. Difatti, è proprio il PVC la principale materia plastica in cui sono impiegati gli ftalati che consentono alle molecole del polimero di scorrere le une sulle altre rendendo il materiale morbido, flessibile e modellabile anche a basse temperature.

Pellicola per alimenti

Come si può ben immaginare, questi composti trovano largo impiego nell’industria del packaging, dove è utilizzato nei fusti e contenitori in plastica, nelle vaschette trasparenti per alimenti a uso industriale e per il 90% delle pellicole trasparenti. L’uso degli ftalati nell’industria del packaging è stato bandito in alcuni Paesi Europei, essendo accusato di essere la causa di malattie e disturbi. In diversi paesi europei, Italia compresa, sei ftalati sono stati vietati già dalla fine degli anni ’90, ma solo nei giocattoli per bambini al di sotto dei tre anni. Per il resto, in Italia, parrebbe regnare l’indifferenza verso l’utilizzo di questi composti.

Va precisato che con ftalati s’intende una gamma di composti e, secondo alcune indicazioni che vedremo più avanti, non si comportano tutti allo stesso modo nei confronti del nostro organismo.

La rivista Journal of Pediatrics, rivela i risultati di uno studio condotto su un campione di 3.000 bambini e giovani di età compresa fra i 6 e i 19 anni, tutti esposti agli ftalati. Questi mostrerebbero livelli di pressione arteriosa superiore a chi non è stato esposto al composto. Sebbene lo scostamento della pressione fra i due campioni sia minima, il capo di questa ricerca, Leonardo Trasande della New York University School of Medicine, sostiene che disturbi significativi potrebbero però apparire in età più avanzata. Gli ftalati danneggiano le pareti delle arterie e possono arrivare a danneggiare le cellule del cuore.

A quanto pare, questi composti riescono arrivano a contatto con il cibo attraverso gli imballaggi e si pensa che, alla lunga, possano avere effetti sulla salute cardiovascolare delle persone. Sempre secondo Trasande, i bambini e gli adolescenti sono maggiormente aggredibili da questi agenti e si dovrebbe limitare la loro esposizione al contatto con gli ftalati, poiché hanno la capacità di assorbire più efficacemente i composti chimici e di metabolizzarli (ed eliminarli) molto più lentamente rispetto agli adulti.

A dire il vero, sono anni che si consuma il dibattito sui danni derivati dagli ftalati, soprattutto quelli a basso peso molecolare come DEHP, DBP e BBP. Questi sono noti come disruptori endocrini e sono accusati di anticipare la menopausa femminile (anche di quindici anni!), e di ridurre il numero di spermatozoi nei maschi. Un altro rapporto sosterrebbe l’urgenza di avviare una ricerca sullo studio degli effetti dovuti agli ftalati e ad altri agenti chimici sul diabete e sull’ADHD (nota come sindrome da deficit di attenzione e iperattività).

In effetti, la loro totale scomparsa dovrebbe avere luogo, nel Vecchio Continente, entro il 2015, ma ciò che più preoccupa alcune organizzazioni attente all’ambiente e alla salute, è che non esistano controlli sul loro reale utilizzo nelle applicazioni industriali. Inoltre non esiste un metodo ufficiale per la determinazione di tali sostanze (neppure per plastica e PVC). E da qui al 2015 abbiamo ancora più di un anno con cui fare i conti.

Indichiamo di seguito alcuni link utili per approfondire l’argomento sugli ftalati.

  1. Polimerica – Sei additivi al bando in Europa
  2. Polimerica – Facciamo chiarezza su PVC, PVC polimero e ftalati

È lotta fra Italia e Gran Bretagna sui sacchetti di plastica

http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/italy/10083487/Italy-furious-as-British-block-ban-on-plastic-bags.html

Nuove soluzioni di packaging sostenibile per il vino

Riportiamo un articolo apparso su Metaprintart del 27 maggio, riguardante una nuova soluzione di imballaggio sostenibile.

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Si tratta di una soluzione che arriva dalla California, più precisamente dai laboratori Pfeiffer, ed è destinata all’imballaggio di beni delicati o di pregio. La prima applicazione serve a proteggere le bottiglie di vino e si basa su nuovo materiale biologico (una bio-plastica vegetale), sviluppato da un produttore di materiali di San Diego, la Malama Composites.

Rimandiamo l’intera lettura dell’articolo a questo link.

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